Comunicato stampa del 16 marzo 2026 su omicidio presso L’Arena

La morte violenta di un giovane di 21 anni, originario del Gambia, avvenuta venerdì scorso nel cosiddetto “ghetto Arena” di San Severo, ci lascia profondamente scossi.

Una lite tra due connazionali è degenerata fino a trasformarsi in tragedia: un colpo di martello e una vita spezzata. Una morte che non può essere liquidata come un fatto di cronaca tra migranti.

Dietro questa tragedia c’è una realtà che da troppo tempo conosciamo e denunciamo: il ghetto.

Il luogo in cui questo giovane viveva non è semplicemente un insediamento informale. È uno spazio di marginalità estrema, fatto di baracche, sporcizia, isolamento, precarietà e invisibilità. Un luogo lontano dagli occhi della città e spesso anche dal cuore della società.

Lì vivono centinaia di giovani africani, arrivati in Italia con speranze e sogni, e finiti invece in un limbo di fragilità sociale, giuridica e umana.

Come Migrantes e Caritas, quel luogo lo conosciamo bene. Da tempo lo frequentiamo per offrire ascolto, orientamento per i permessi di soggiorno, aiuti materiali e soprattutto prossimità umana e spirituale. Non raramente incontriamo storie di grande sofferenza, ma anche di dignità e desiderio di futuro.

Per questo la morte di questo ragazzo non è solo una tragedia individuale.

È anche il segno di un sistema che produce invisibilità.

Quando le persone vengono confinate ai margini, quando vivono in condizioni disumane e senza reali prospettive, il rischio che la disperazione sfoci in violenza cresce.

Oggi vogliamo restituire un volto a questa vita spezzata.

Non è solo “un migrante”.

Non è solo “un gambiano”.

È un ragazzo di 21 anni, che conosciamo per averlo incontrato diverse volte, con una storia, una famiglia, un nome e una dignità che non possono essere cancellati dall’indifferenza.

Come Chiesa sentiamo il dovere di dire che i ghetti non possono essere una risposta.

Non possiamo accettare che esistano luoghi dove uomini e donne restano invisibili, tollerati finché lavorano nei campi e dimenticati nel resto del tempo. Le risorse – ormai perse – del PNRR destinate al superamento dei ghetti nella nostra provincia rappresentano, purtroppo, un’occasione mancata non solo per cancellare questa vergogna e ridare dignità a quanti vi abitano ma anche per garantire sviluppo al nostro territorio, sostenendone un pezzo importante della nostra economia.

Chiediamo alle istituzioni, alla società civile e a tutto il territorio di non voltarsi dall’altra parte.

Questa morte ci interpella tutti.

Il modo più vero per onorare la vita di questo giovane è non lasciarlo cadere nel silenzio, ma trasformare questa tragedia in una nuova responsabilità verso tutti coloro che continuano a vivere nei ghetti.

Come Chiesa continueremo a stare accanto a questi fratelli e sorelle, perché nessuna vita sia invisibile.

San Severo, 16 marzo 2026

don Andrea Pupilla                                                           don Nazareno Galullo